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Rubin “Hurricane” Carter, il pugile che ispirò Bob Dylan

Rubin Carter nasce il 6 maggio 1937. Cresciuto a Paterson (New Jersey), inizia presto ad avere guai con la giustizia. Nel 1954 scappa e si arruola nell’esercito, ma non si dimostrò essere un buon soldato e per ben quattro volte dovette presentarsi alla corte marziale a causa di varie insubordinazioni. Viene congedato nel 1956, dopo ventuno mesi, giudicato inadatto al servizio militare.

Al ritorno in New Jersey viene presto arrestato e condannato per la fuga dal riformatorio. Seguono altri crimini tra cui spicca l’aggressione e la rapina nei confronti di una donna di mezza età. Durante gli anni di detenzione in New Jersey, Carter scopre un’innata passione per la Boxe: nel settembre 1961 viene rilasciato e diventa subito pugile professionista. Nonostante sia alto un metro e settanta circa, altezza mediamente più bassa per l’appartenenza alla categoria, combatte come peso medio durante tutta la sua carriera. Rubin Carter possiede un fisico possente, testa rasata, sguardo di fuoco e sul ring la sua presenza risulta sempre intimidatoria all’avversario. Lo stile è aggressivo: la potenza dei suoi pugni cattura ben presto l’attenzione del pubblico e gli fa guadagnare il soprannome di “Hurricane” (Uragano). Dopo aver battuto avversari come Florentino Fernandez, Holley Mims, Gomeo Brennan e George Benton, il mondo della boxe cominciò a notarlo. Ring Magazine lo inserì nella sua “Top 10” riguardante gli sfidanti al titolo dei pesi medi nel luglio del 1963. Ma nel 1966 la sua felice carriera sportiva viene interrotta da un grave fatto di cronaca e Carter viene accusato di un triplice omicidio in seguito ad una sparatoria in un locale del New Jersey, che gli costò una condanna a due ergastoli. Durante la sua prigionia, Carter scrisse la sua autobiografia The Sixteenth Round: From Number 1 Contender to #45472 (Il sedicesimo round: da sfidante numero 1 a numero 45472), pubblicata nel 1974. Sostenne la sua innocenza, e ottenne il sostegno della gente, che spingeva per la grazia o per un nuovo processo.

A favore di Carter, si attivano interi settori dell’opinione pubblica e molti personaggi famosi, primi fra tutti Muhammad Ali e Bob Dylan, che per Carter scrive una ballata divenuta popolarissima. Ma è il supporto di alcuni anonimi canadesi a risultare decisivo per le sorti di Hurricane: dopo aver trascorso in prigione quasi vent’anni, viene definitivamente scarcerato nel 1985. Il calvario di Carter era finito. Ma gli anni passati in carcere non avevano tuttavia intaccato la dignità e la grinta del pugile di Patterson a cui, nel 1993, fu consegnata la cintura di campione del mondo. Una giusta riconoscenza per un uomo che fu messo alle corde – ma mai knock out – dal pregiudizio di un potere ottuso e razzista.

By | 2017-12-11T14:18:25+00:00 dicembre 11th, 2017|Uncategorized, Varie|Commenti disabilitati su Rubin “Hurricane” Carter, il pugile che ispirò Bob Dylan
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